martedì 22 dicembre 2015

Idee menù di Natale 2015


Mancano ormai pochi giorni a Natale e con questo post vi presento una carrellata di ricette e idee che spero possano esservi utili per comporre il vostro  menù di Natale .
Il mio menù per l’occasione prevede un ricco assortimento di antipasti, primi di pasta fresca e ripiena , secondi di carne e dolci .
Per gli antipasti sarà presente innanzitutto un tagliere di salumi del Salumificio La Rocca, e come da tradizione per i primi ci sarà una lasagna , io opterei per una lasagna con verdure di stagione, Diocleziano invece per una lasagna di carne ; vi farò sapere in seguito quale lasagna ho realizzato.
Per i secondi piatti ci sarà il reale di vitello arrosto abbinato alle patate al forno.
Per quanto riguarda i dolci oltre al classico  panettone ripieno saranno presenti dei dolci legati alle nostre tradizioni di famiglia.
Nella nostra famiglia il pranzo di Natale avviene rigorosamente in casa, le cuoche ad anni alterni siamo io e mia sorella.
Inserite nel menù qualche ricetta che gli anni scorsi e stata molto apprezzata ed ovviamente inserite r nuove ricette , oppure ricette già collaudate a cui avete dato una nuova veste.
Dato che al pranzo di Natale sono presenti familiari e amici stretti ( quindi persone di cui conoscete bene i gusti culinari )    vi consiglio di inserire nel menù delle pietanze che tutti gli ospiti apprezzino ; vi consiglio inoltre di fare piccole porzioni, in modo da non appesantire gli ospiti.

Aperitivo con stuzzichini

Involtini di caprino, salmone e pere


Antipasti

 Insalata on gallina padovana in saor


Primi piatti

Risotto con radicchio trevigiano, funghi e stracchino


Ravioli al radicchio con riduzione di vino raboso


Tagliatelline al tartufo con funghi, zucca e bresaola di suino


Tagliatelle di Kamut con salame da cotta , lenticchie e crema di finocchi


Petto d’anatra ai mirtilli con crema di patate


Coniglio con uva pizzottella e pistacchi


Anatra Arrosto con patate al forno



Dolci

Il dolce dei ricordi


Torta all’arancia con nutella frosting


Verrine con panettone, variazione di pistacchi e melograno


Colgo l’occasione per augurare ai miei lettori e a tutti coloro che mi seguono un Buon Natale





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martedì 15 dicembre 2015

Tagliatelle di Kamut con salame da cotta , lenticchie e crema di finocchi



Ingredienti per 4 persone :

250 gr. di tagliatelle all'uovo con farina di Kamut
4 piccoli finocchi
200 gr. di lenticchie di Sicilia Bonomo
4 fette di salame da cotta Salumificio La Rocca
500 ml. di vino bianco da tavola
500 ml. di brodo vegetale
2 spicchi d'aglio
2 rametti di prezzemolo
3 foglie di alloro di Sicilia Bonomo
1 foglia di salvia
3 steli di prezzemolo
sale fino q.b.
pepe bianco q.b.
olio extra vergine di oliva Bonomo

Il salame da cotta   detto anche “ salcicciotto alla piacentina “  o " salam da cotta " era conosciuto già ai tempi del Cardinal Giulio Alberoni (Piacenza, 30 maggio 1664 – Piacenza, 26 giugno 1752) che, allo scopo di accontentare Elisabetta Farnese, consorte di Filippo V re di Spagna figlia di Odoardo, nipote e figliastra di Francesco Duca di Parma e Piacenza, non mancava di far avere alla Regina Elisabetta, i salami piacentini, crudi e cotti. Tale citazione è ripresa dallo storico piacentino Serafino Maggi, nell’opera "I salumi Piacentini" edita nel 1973.
 
Il salame da cotta è un insaccato più magro del cotechino ; la grana dell’impasto è grossolana, si possono ben distinguere i pezzetti della carne rossa e del grasso bianco. La carne che forma il salame da cotta è rigorosamente di maiale nazionale e fresca.
 
Il salame da cotta La Rocca è composto dal 20 al 25% di rosa di pancetta e dal 75 al 80% di trito misto di suino. Il salame da cotta si ottiene tramite macinatura della miscela di carne e grasso con successiva salatura, insaccatura e asciugatura. La salagione è effettuata con una concia a base di sale, aromi e conservanti. Si procede al mescolamento dell’impasto e all’insaccatura in budello naturale suino; a seguire si effettua la foratura dell’involucro e infine la legatura.
La fase di asciugatura dura di norma qualche giorno, è viene effettuata in ambienti che permettono un’adeguata disidratazione del prodotto.
 
Il tempo di cottura del salame da cotta è di molto inferiore rispetto al cotechino, circa 45 minuti di cottura per un kg. di prodotto .


Il salame da cotta è il penultimo il alto da destra.

Con questo salume tipico della tradizione piacentina , oggi vi propongo un primo piatto : delle tagliatelle all’uovo con farina di Kamut abbinate a lenticchie e crema di finocchi , impreziosite da cubetti di salame da cotta . Un piatto ideale per il periodo natalizio.

Procedimento :
porre sul fuoco una pentola con acqua fredda aggiungere il salame da cotta e farlo cuocere per 25 minuti . Buttare la prima acqua quindi porre sul fuoco una pentola con 500 ml. di acqua , 500 ml. di vino bianco da tavola , una foglia di alloro , una foglia di salvia e il salame da cotta, far cuocere per altri 20 minuti . Ricordo che il tempo di cottura per questo salume è di circa 45 minuti per Kg. di prodotto. Lasciate intiepidire il salame da cotta e tagliate 4 fette , che a sua  volta dividerete a cubetti .
 
Lavate accuratamente le lenticchie in acqua fredda e lasciarle in ammollo per 8 ore e poi scolarle e sciacquarle. A questo punto, in un tegame in coccio, far rosolare uno spicchio d’aglio intero e una foglia di alloro, aggiungere poi le lenticchie , farle insaporire, quindi aggiungere gradualmente il brodo a mestoli , mescolare e portare a cottura . Al termine salare e pepare. 

Dopo aver lavato i finocchi tagliarli in 4 o più parti, ( dipende dalle dimensioni ) ; ungere una padella antiaderente con un filo d’olio d'oliva, versarvi i finocchi, farli leggermente colorire da un lato, quindi girarli, aggiungere sale e pepe e 1 foglia alloro tagliuzzata, abbassare la fiamma e mettere il coperchio, mescolare spesso, aggiungendo gradualmente del brodo vegetale. Dopo circa 25 minuti i finocchi sono cotti, devono presentarsi asciutti e appena arrostiti. Passare i finocchi con un passaverdure a fori grossi , raccogliere la crema di finocchi in un tegamino dove avrete messo uno spicchio d’aglio . 
P:S: non utilizzate il frullatore, la crema di finocchi diventerebbe troppo liquida, e perderebbe gusto e consistenza , non è necessario riscaldare la salsa, perché prenderebbe troppo il gusto dell’aglio ; basterà coprirla per mantenerla calda .

Porre su un tegame antiaderente un filo di olio extra vergine di oliva, aggiungere 5 cucchiai di crema di finocchi, 10 cucchiai di lenticchie e i cubetti di salame da cotta , far insaporire per 3 minuti.
 
Far cuocere le tagliatelle di Kamut in abbondante acqua salata, scolarle al dente e farle saltare nell’intingolo appena preparato.

Presentazione : porre al centro del piatto un piccolo mestolo di crema di finocchi , depositare sopra un nido di tagliatelle con lenticchie e cubetti di salame da cotta, decorare  intorno con altre lenticchie . Spolverare  a piacere con un trito di prezzemolo.

Vino consigliato : Refosco i Ferretti Tenuta Luisa  



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domenica 6 dicembre 2015

Le ricette della Signora Toku e la mia ricetta dei DORAYAKI


Arriva dal Giappone la pellicola “ Le ricette della Signora Toku” che esce nelle sale italiane il 10 dicembre 2015 . Protagonista è Toku, una vecchina dalle mani d'oro che custodisce la ricetta perfetta per i dorayaki.

l film racconta la storia di Sentaro che gestisce una piccola panetteria e che vende i  dorayaki ; paste ripiene di una salsa dolce ricavata da fagioli rossi (anko). Quando Toku, un'anziana signora, si offre di aiutarlo in cucina Sentaro accetta con riluttanza. Ma ben presto Toku dimostra di avere due mani magiche quando si tratta di preparare gli “an”. Grazie alla sua ricetta segreta, nel giro di poco tempo la piccola attività inizia a prosperare. E con il passare del tempo, Sentaro e Toku aprono i loro cuori e rivelano antiche ferite.

DATA USCITA: 10 dicembre 2015
GENERE: Drammatico
ANNO: 2015
REGIA: Naomi Kawase
ATTORI: Masatoshi Nagase, Kirin Kiki
SCENEGGIATURA: Naomi Kawase
MONTAGGIO: Tina Baz
MUSICHE: David Hadjadj
PRODUZIONE: Comme des Cinémas, Kumie, Mam
DISTRIBUZIONE: Cinema PAESE: Giappone
DURATA: 113 Min

Sentaro cucina dolci tipici in un chiosco di città, per ripagare un debito a vita. La sola compagnia che tollera è quella di una ragazzina senza mezzi, cui regala i pancakes non perfettamente riusciti. Un giorno, una vecchia signora di nome Toku si presenta da lui in cerca di un lavoro. La sua confettura di fagioli rossi è la più deliziosa che Sentaro abbia mai assaggiato, ma le sue mani sono sfigurate da una vecchia malattia, che l'ha tenuta lontana dalle altre persone per tutta la vita. Nello spazio di pochi metri e pochi giorni, i tre si regalano a vicenda la prospettiva che era stata loro negata fino a quel momento.

Un film drammatico che non resta nella cucina del chiosco che affaccia sulla strada e,  che si adatta per il grande schermo, si spinge oltre la grande piastra rovente e lo sfrigolio della pastella, per assaporare il profumo dell'incontro di anime sotto i ciliegi in fiore.
Lo stato degli alberi di ciliegio scandisce il tempo della storia, incontriamo i personaggi al culmine della fioritura e alla fioritura successiva li dobbiamo lasciare, i tre canarini, ora, sono liberi di volare.

Sentaro non ama i dolci e non riesce a mangiare neanche le frittelle che prepara, Toku, invece, saluta gli alberi e prepara l’an con un processo quasi materno. Due persone diverse che gli eventi della vita hanno reso molto più simili di quanto si possa immaginare.



Per entrare direttamente nell'atmosfera del film "Le ricette della signora Toku" ho realizzato anch’io il tipico dolce giapponese. Ho fatto alcune piccole modifiche alla ricetta originale. Ecco la box che mi è stata inviata :


ed ecco cosa conteneva la box al suo interno: zucchero, farina , una bustina di lievito e un vasetto di fagioli azuki rossi già lessati .


Ingredienti ricetta per 10-12 pezzi

Per l'impasto dei DORAYAKI :

200 gr. di farina di grano tenero
5 gr. di lievito
3 uova bio
180g di zucchero semolato
3 cucchiai di acqua
zucchero a velo q.b.
olio di semi q.b .

Per la farcitura

200 gr. di fagioli azuki già lessati
120g di zucchero semolato
500 ml. di acqua naturale
70 ml. di succo d’arancia filtrato

Procedimento per la farcitura.

Scolare bene i fagioli AZUKI. In una pentola, aggiungere i fagioli AZUKI ammollati e l'acqua naturale. Far bollire i fagioli AZUKI; raggiunto il bollore, cambiare l'acqua di cottura e portare a bollore una seconda volta assieme al succo d’arancia. Scolare i fagioli di AZUKI cotti, quindi passarli al setaccio. In una pentola, versare la crema di fagioli AZUKI cotti e lo zucchero, cuocere fino ad ottenere una consistenza cremosa ; lasciare raffreddar ee tenere da parte.

Per l'impasto dei DORAYAKI

In una bacinella inserire le uova intere e lo zucchero . Montare il composto con la planetaria a frusta. Far sciogliere il lievito in un bicchiere con tre cucchiai di acqua naturale. . Incorporare la farina di grano tenero e l’ acqua con il lievito . Amalgamare bene. Lasciar riposare per 20 minuti in frigo .Ungere una padella con olio di semi e lasciar scaldare bene. Versare una dose di impasto sulla padella calda e cuocere da entrambi i lati. Lasciar raffreddare i DORAYAKI , farcirne la metà con la marmellata di fagioli azuki, poi posizionare sopra i DORAYAKI rimasti , premere leggermente con le mani, poi spolverare con zucchero a velo.

Ed ecco i miei DORAYAKI ,


In famiglia tutti hanno gradito .

Le ricette della Signora Toku


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martedì 1 dicembre 2015

Tagliatelline al tartufo con funghi , zucca e bresaola di suino


Il Natale si avvicina e sto iniziando a pensare al menù di Natale. Per iniziare ho pensato a questo primo piatto , delle tagliatelline al tartufo condite con funghi e zucca in due consistenze : una cremosa e una dadolata croccante. L’ingrediente fondamentale , che dona alla ricetta un tocco particolare è la bresaola di suino, anche questa presente nel piatto in 2 consistenze , una croccante e una al naturale .


Ingredienti per 4 persone :

250 gr. di tagliatelline al tartufo
70 gr.di bresaola di suino La rocca
400 gr. di funghi misti ( porcini, pleurotus e chiodini )
300 ml. di brodo vegetale
1 cipollotto
1 spicchio d’aglio
1 foglia di alloro di Sicilia Bonomp
prezzemolo
finocchietto
sale fino
pepe nero
olio extra vergine di oliva Bonomo

La bresaola di suino La Rocca è stata per me una piacevole novità . Lombo di suino stagionato, proveniente da suini allevati in Italia e da carne accuratamente selezionata. La materia prima viene salata a secco, rispettando tutti i canoni della produzione della bresaola. La lenta stagionatura e la delicata aromatizzazione donano al prodotto un gusto dolce , delicato e leggermente speziato.
Perfetta per antipasti e per imbottire panini , ideale per donare un tocco di classe a primi e secondi. Questo prodotto contiene solo il 4% di grassi.

Procedimento : in un tegame fate rosolare lo spicchio d’aglio con la giusta quantità di olio extra vergine di oliva, aggiungete i funghi , fateli cuocere a fuoco dolce per 25 minuti. Al termine spegnere il fuoco, eliminare lo spicchio d’aglio , regolare di sale aggiungere un pizzico di pepe , quindi aggiungere il prezzemolo tritato. 

Tagliare a cubotti metà della zucca e portarla a mezza cottura in una vaporiera , assieme ad una foglia di alloro. Togliere la zucca dalla vaporiera e eliminare la buccia quindi tagliarla a piccoli cubetti. Tritare finemente il cipollotto, farlo rosolare con un filo di olio d’oliva , poi aggiungere un po’ di brodo vegetale sino a farlo diventare morbido ; a questo punto aggiungete i cubetti fateli ben rosolare , aggiungete gradualmente del brodo e portate la zucca a cottura . Frullate la zucca con frullatore ad immersione, ottenendo così una morbida crema. regolate di sale e di pepe . Tenete da parte in caldo . 

 L’altra metà della zucca tagliatela a piccoli cubetti e fatela saltare velocemente in una wok con un filo di olio extra vergine di oliva ; al termine della cottura salate e pepate.

Tagliate a striscioline 30 gr. di breasola di suino e fatele rosolare in una padella antiaderente già calda per qualche secondo.

Fate cuocere la pasta in abbondante acqua salata , scolatela al dente e fatela saltare con i funghi e una parte della dadolata di zucca e la bresaola croccante.

Presentazione : porre al centro del piatto un piccolo mestolo di crema di zucca , depositare al centro un nido di pasta ai funghi e zucca , decorare intorno con alcuni cubetti di zucca croccante e della bresaola di suino al naturale . Terminare il piatto con una spolverata di prezzemolo e finocchietto tritati. 


Vino consigliato : Rôl I Ferretti Tenuta Luisa

Il Salumificio La Rocca sorge nel 1963 nel cuore dell’Appennino Piacentino a Castell’Arquato, borgo medioevale ricco di storia e tradizioni. Inizia qui un’ attività imprenditoriale nel settore della trasformazione di carni suine, della produzione e stagionatura di salumi tipici che si svilupperà fino ai giorni nostri.


In quarant’anni di attività, l’Azienda ha subito profondi cambiamenti, ma ha saputo mantenere intatto il suo carattere di Azienda familiare, che si prodiga per salvaguardare la tradizione, nella produzione e stagionatura dei Salumi piacentini, quel tocco di artigianalità che fa dei prodotti La Rocca dei veri capolavori gastronomici.
Qui trovate tutta la storia dell’Azienda .

Vi consiglio questo video :

 
Nonostante il passare dei secoli i gesti sono rimasti gli stessi. La storia ci ha insegnato l'arte norcina e il Salumificio La Rocca di Castell'Arquato, fedele ai suoi insegnamenti e accettando la sfida, continua a riproporre la tradizione dei Salumi Tipici Piacentini








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martedì 24 novembre 2015

Thanksgiving Day e tacchini: storia del piatto principe del Giorno del Ringraziamento


Di origini americane o meno, ogni italiano che si rispetti coglie al volo qualsiasi festività e qualsiasi scusa per farsi una bella mangiata. Pranzi e cene infinite, piatti succulenti, il bottone del pantalone slacciato per far spazio anche all’ultimo piatto (dopo i 15 precedenti) e buon vino, brindisi e gioia. In questo, gli americani del Giorno del Ringraziamento, sono identici a noi.
 
Preparano con cura la tavola, comprano i migliori ingredienti, passano ore e ore in cucina per sfornare piatti perfetti e accolgono amici e parenti condividendo la gratitudine per quel che hanno. Il motivo per cui si festeggia il Thanksgiving Day è rimasto invariato dal 1621, anno in cui i padri pellegrini del Massachussets si riunirono per ringraziare il Signore del ricco raccolto di quell’anno.
 
Da quel giorno il quarto giovedì di Novembre il Presidente degli Stati Uniti tiene un discorso, migliaia di cittadini si riuniscono in calde e accoglienti case e centinaia di tacchini vengono farciti e insaporiti a dovere. Ma perché proprio il povero tacchino è stato scelto come piatto-simbolo di questa festa?
 
Il tacchino era l’animale allevato dai Nativi Americani nel territorio della colonia di Plymouth (dove arrivarono i primi Padri Pellegrini nel 1621) e furono proprio i Nativi Americani a indicare ai Padri Pellegrini quali coltivazioni e quali animali da allevamento potevano dare i migliori frutti in quei luoghi.
Ecco svelato il mistero: secondo la leggenda i padri pellegrini condivisero il raccolto con gli indiani Wampanoag, e mangiarono tacchini in abbondanza.

Inoltre, il tacchino è perfetto come simbolo di condivisione, perchè proprio per questo durante il Giorno del Ringraziamento viene cucinato (anche) per offrirlo ai vicini di casa o a persone meno fortunate. Non solo: la carne del tacchino è poco saporita, quindi la vera sfida è quella di renderla deliziosa. Come? Con il classico ripieno di pane e castagne e la salsa gravy, accompagnandolo con purè di patate, salsa di mirtilli e torta di zucca.


Volete anche voi sentirvi dei veri americani e festeggiare il Thanksgiving Day? Mercoledì 25 Novembre (un giorno prima della Festa del Ringraziamento) potrete farlo in una maniera del tutto particolare, ovvero partecipando al Social Club dedicato alla festa americana presso la scuola inglese Mestre e Venezia Wall Street English. Conversazioni in inglese, brindisi, tacchini: tutto quel che serve per sentirvi dei perfetti americani e, già che ci siete, condividere la gioia per tutto quello che avete.

Nelle tavole americane il tacchino ripieno è ancora l’orgoglio del pasto del pasto per il Ringraziamento. Ogni massaia sperimenta ogni anno nuove ricette e soprattutto nuovi ripieni e nuove salse di abbinamento per stupire i suoi ospiti ; io per festeggiare con gli americani il “ Thanksgiving Day “ ho pensato a questa ricetta:
 
Involtino di tacchino , riso thai rosso con formaggio al tartufo e salsa alle bacche di goji


Ingredienti per 4 persone :

• 320 gr. di riso integrale thai rosso
• 4 fettine di tacchino
• 90 gr. di formaggio Latteria al tartufo
• 250 gr. di fave ( potete usare anche dei fagioli )
• 1 pomodoro "Costoluto di Pachino IGP"
• 50 gr. di lattughino
• 2 cipolle bianca di Chioggia
• 2 cucchiai di bacche di Goji
• 70 ml. di vino bianco secco
• 30 ml. di aceto di mele
• erba cipollina q.b.
• prezzemolo q.b.
• sale fino q.b.
• pepe bianco q.b.
• olio extra vergine di oliva Bonomo

Per la cottura del riso ho seguito le istruzioni indicate sulla confezione: tenere in ammollo il riso per 1ora, poi scolare l’acqua e versare il riso in una pentola aggiungere acqua fredda almeno tre volte il volume del riso, portare dolcemente ad ebollizione e cuocere a fuoco dolce, a pentola scoperta, per 25-30 minuti. Terminata la cottura scolare e sciacquare leggermente il riso con acqua fredda , poi stendere il riso su un piatto, sgranare leggermente con una forchetta e un filo di olio .
 
Lessare le fave in acqua leggermente salata per 5 minuti, scolarle e tuffarle in acqua fredda, poi sbucciarle : per eliminare la buccia, basta semplicemente schiacciarle leggermente fra le dita, e la buccia scivolerà via. Conditele con un filo di olio, sale e pepe.

Tagliate a cubetti i pomodori, conditeli con olio , sale e pepe e un trito di prezzemolo e di erba cipollina.
 
Per la salsa alle bacche di Goji : ammollare le bacche di Goji in 20 ml. di vino bianco. Affettare sottilmente le cipolle , farle brasare in un tegame antiaderente con un filo di olio e 30 ml. di vino bianco a fuoco medio per 5 minuti circa, fino a quando le cipolle iniziano ad ammorbidirsi; incorporare poi le bacche di Goji , ammollate e strizzate e il resto del vino. Una volta sfumato il vino incorporate l’aceto e un pizzico di sale . Mescolare e cuocere a fuoco basso per 20-25 minuti circa ; le cipolle devono essere cotte ma mantenere una certa consistenza.
 
Condite il riso con le fave e i cubetti di pomodoro, appena preparati.
 
Procediamo ora con l'involtino : appiattire leggermente con un batticarne le fettine , salarle e peparle da entrambi i lati . Stendere sopra ogni fettine delle foglioline di lattuga in modo da coprire tutta la superfice , posizionare al centro un cilindro di formaggio al tartufo , poi arrotolare in modo da formare degli involtini, quindi fissare con dello spago da cucina.


Irrorare gli involtini con un filo di olio extra vergine di oliva. Far scaldare una padella antiaderente , quando è ben calda cuocere gli involtini, poi lascarli riposare per 3 minuti, eliminare lo spago e tagliarli a metà .
Composizione del piatto : con l'aiuto di un coppapasta quadrato, formare una base di insalata di riso, depositare sopra l'involtino di tacchino e formaggio al tartufo tagliato a metà. Servire con la salsa alla bacche di Goji in abbinamento .
 
Vino consigliato : Chardonnay del Veneto Orientale

Articolo scritto in collaborazione con Wall Street English, scuola d’inglese con centri in tutta Italia e nel mondo.





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martedì 17 novembre 2015

Saltimbocca con polenta e olive



Oggi vi presento la mia versione finger food dei saltimbocca alla romana a cui ho abbinato della polenta alle olive .

Ingredienti per 6 saltimbocca :

2 fettine di vitello ( peso totale 230 gr. )
4 fette di prosciutto di San Daniele DOP
4 foglie di salvia
12 olive giganti Bellotti ConserveAlimentari
200 gr. di farina di mais
100 ml. di latte
400 ml. di acqua
1 cucchiaio di parmigiano
½ cucchiaio di polvere di capperi La Nicchia
sale fino q.b.
pepe nero q.b.
olio extra vergine di oliva

Procedimento : snocciolare e tritare grossolanamente le olive .

Porre sul fuoco il tegame con l’acqua e il latte , portare ebollizione salare , versare a pioggia la polenta mescolare e portare a cottura , dovete ottenere una polenta morbida, ( se necessario aggiungete altro latte ). A questo punto aggiungete le olive tritate e un cucchiaio di parmigiano grattugiato, mescolate bene e versate la polenta in una pirofila stendendola alla spessore di circa 1 cm. Lasciate intiepidire la polenta , poi fatela riposare in frigo per 1 ora.
 
Procediamo col preparare i saltimbocca alla romana : inserire le fettine di vitello tra due fogli di carta forno e con un batticarne appiattirle leggermente. Salare e pepare ogni fettina solo da un lato; dall’alto lato inserire due fettine di prosciutto e al centro due fettine di salvia , arrotolare e fissate con degli stecchini.

Grazie all’aiuto di un coppapasta rotondo, ricavate dalla polenta alle olive 6 dischi dal ø 8 cm. Foderate una pirofila con carta forno , disponete sopra i dischi di polenta e fateli ben rosolare in forno, devono assumere un aspetto croccante sulla superfice.
 
In una padella versate due cucchiai di olio extra vergine di oliva , quando l’olio è ben caldo inserite i saltimbocca e fateli cuocere , girandoli spesso , devono essere ben rosolati all’esterno e rosati all’interno. Tagliate ogni fettina in 3 parti, aspettate due secondi prima di togliere gli stecchini a poi posizionateli sui piattini.
 
Presentazione : disporre al centro di un piattino un dischetto di polenta ben caldo, posizionare sopra il piccolo saltimbocca , spolverare con della polvere di capperi .
Decorare a piacere con una foglia di salvia.
 
Vino consigliato : Pinot Rosè spumante brut

Ho realizzato questa ricetta grazie all’ausilio delle olive giganti Bellotti Conserve Alimentari.

La Belotti nasce come azienda in grado di soddisfare un piccolo mercato, con una propria etichetta, ben presto il prodotto viene maggiormente personalizzato e in grado di ritagliarsi una nicchia di mercato grazie alla competitività del prodotto ed all'alta qualità delle materie prime, selezionate personalmente dai Belotti.
Coltivare la passione di una professione accomuna tutti i componenti della famiglia, ogni persona aggiunge nuovi ingredienti alla tradizione dei padri, questa è la grande capacità della famiglia Belotti, rinnovarsi mantenendo intatte le tradizioni e la genuinità dell'idea iniziale di un prodotto lavorato con passione e rispetto delle caratteristiche naturali delle materie prime.
In valle Seriana la famiglia Belotti rappresenta il ritratto appena descritto, la loro attività nel settore conserviero vive ormai da decine di anni.

Visitate le varie sezioni del sito :

• Contorni
• Orcio
• Mare
• Formaggi
• Aglio
• Le salse
• scatole


Per ulteriori info :

Flli Belotti s.r.l.
Abbazia di Albino Via Tribulina, 12
24020 (BG) Italia
Tel. 035 770 006 - Fax 035 771 050
Email: info@belotticonserve.it



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martedì 3 novembre 2015

L’arte e il piacere del saper mangiare: dalla mise en place al bon ton a tavola


Spesso la scelta di un ristorante in cui pranzare o cenare non dipende solo dalla qualità del cibo e del servizio, ma anche dalla prima impressione che un luogo riesce a trasmettere. Pochi e semplici dettagli, come la scelta di tovaglie e tovaglioli in tessuto non tessuto o la perfetta disposizione di piatti, posate e bicchieri, potrebbero catturare l’attenzione di potenziali clienti e portarli a fermarsi in un determinato locale per consumare il pasto.

L’armonia, l’eleganza e l’ordine di un luogo sono tra gli aspetti che colpiscono maggiormente, in quanto nell’ambito della ristorazione la prima impressione non è da sottovalutare.
Grande importanza è data a quella che in francese viene definita la mise en place, ovvero la messa in tavola di tutti quegli elementi che sono fondamentali non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello funzionale e pratico.

È un'attività che di solito viene svolta prima dell'arrivo degli ospiti e che, se eseguita con attenzione, garantisce un servizio scorrevole agevolando notevolmente il lavoro in cucina.
 
Ecco, quindi, che esistono delle regole molto importanti sia per quanto riguarda il modo di apparecchiare la tavola che per quanto riguarda il comportamento da mantenere durante un pranzo o una cena.
Per prima cosa la tovaglia deve essere della giusta dimensione in modo da coprire tutta la superficie del tavolo e sfiorare il pavimento. È infatti indice di cattivo gusto utilizzare tovaglie troppo lunghe o troppo corte. I tovaglioli devono essere perfettamente puliti e piegati nella giusta maniera. Sono da prediligere colori non troppo chiari se l’ambiente presenta pareti bianche e tonalità candide se, al contrario, il ristorante non è particolarmente luminoso. In questa direzione tovaglie e tovaglioli in tessuto non tessuto sono la scelta ideale perché eleganti e pratici allo stesso tempo e perché permettono di eliminare il costo di lavaggio della biancheria.


Per quanto riguarda la mise en place è bene tenere a mente che seguire per filo e per segno le regole dettate dal galateo potrebbe portare ad appesantire inutilmente la tavola, mentre apparecchiare utilizzando il giusto numero di piatti, posate e bicchieri darà un risultato ordinato ed elegante. Alla sinistra del commensale verranno poste le forchette: all’estremità quella per la prima portata e subito dopo quella per la seconda. Alla destra andrà, invece, il coltello, rigorosamente con la punta rivolta verso l’interno. Alla destra del coltello, se necessario, si pone il cucchiaio, mentre in direzione della punta del coltello ci sarà il bicchiere del vino, seguito verso il centro da quello dell’acqua. Nel caso in cui si effettui il servizio alla russa non è necessario disporre i piatti prima del servizio, perché verranno porzionati in cucina e proposti poi ai commensali, mentre se si effettua un servizio alla francese la predisposizione dei piatti avverrà durante la mise en place: prima il piatto piano e sopra di esso quello fondo. Diversa può essere, invece, la scelta del posizionamento del tovagliolo: secondo il galateo andrebbe alla sinistra del commensale, subito dopo le forchette, ma si può anche decidere di porlo davanti al commensale, adagiato nel piatto fondo o sulla tovaglia, piegato elegantemente o arricchito da un nastrino di seta.


Tanto quanto è importante il modo in cui una tavola viene apparecchiata, anche il comportamento tenuto dai commensali non è da meno. Augurare buon appetito, ad esempio, è segno di maleducazione, così anche come chiedere il sale, considerato la moneta dell’antichità. Chiederlo, infatti, significherebbe sottolineare che non si sta apprezzando il gusto della pietanza e potrebbe offendere il padrone o la padrona di casa. Tanto quanto la posizione delle posate è importante nella mise en place, anche per i commensali durante il pranzo e la cena lo sono: se si vuole fare una pausa mentre si sta mangiando, infatti, basterà incrociare le posate nel piatto per far capire che si ha intenzione di finire, mentre a pasto terminato verranno appoggiate l’ una di fianco all’altra nel piatto e mai ai lati dello stesso con le estremità appoggiate sulla tovaglia. Segno dell’aver gradito o meno il pasto è invece dato dalla posizione del tovagliolo una volta terminato: se lo si piega ordinatamente e lo si appoggia alla propria sinistra significa che si è gradito il pranzo o la cena, mentre se lo si lascia sul tavolo senza piegarlo è segno di non essersi trovati a proprio agio.
Stare a tavola, tanto quanto l’aver cura nella mise en place e nel garantire un accurato servizio unito alla qualità dei piatti offerti, è senza dubbio segno di rispetto, di buon gusto e di buona educazione, perché mangiare non significa semplicemente cibarsi, ma dedicarsi del tempo e, soprattutto, prendersi cura di sé stessi.

Per ulteriori info:

Cartindustria snc
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martedì 27 ottobre 2015

Gnocchi con crema di zucca e petuccia



Oggi vi presento un nuovo brand nella mia cucina : Master gnocchi e in particolare vi parlo degli gnocchi “Mamma Emma”. Vere patate cotte al vapore con la buccia, farina tipo 0, uova fresche e sale. Sono questi gli ingredienti che rendono particolari gli gnocchi “Mamma Emma”, la nuova linea che l’azienda Master ha lanciato sul mercato, buoni come quelli fatti in casa, veloci , (sono pronti in due minuti), facili da preparare e molto versatili in cucina.


Per la ricetta di oggi ho pensato di impreziosire gli gnocchi Mamma Emma con una crema di zucca con brodo vegetale e con della petuccia appena fatta scaldare nel burro .
Della pitina vi avevo già parlato in questo post , ora vi parlo della petuccia :
 salume è tipico di Claut , comune pordenonese situato nella Val Cellina ; è una simil polpetta realizzata con un trito di carne ( in questo caso suino e bovino ) già sgrassate, a cui vengono aggiunti sale , pepe, aglio e finocchio selvatico; l’impasto poi una volta amalgamato viene passato nella farina da polenta ( mais ) e posato nelle graticole per l’affumicatura, asciugatura e stagionatura per circa 3 settimane .
 
 
La petuccia si degusta tagliata a fettine senza sbucciarla , oppure viene utilizzata per dare un tocco particolare a antipasti , primi e secondi.

Passiamo quindi alla ricetta,
ingredienti per 4 persone :

400 gr. di gnocchi Master Gnocchi ‪#‎MammaEmma‬
450 gr. di zucca ferrarese
3 fettine di Petuccia
300 ml. di brodo vegetale
40 gr. di burro
1 cipollotto
1 foglia di alloro
5 foglie di salvia
4 steli di erba cipollina
sale fino q.b.
pepe nero q.b.

Procedimento : tagliare a cubotti la zucca e portarla a mezza cottura in una vaporiera , assieme ad una foglia di alloro. Togliere la zucca dalla vaporiera e eliminare la buccia quindi tagliarla a piccoli cubetti.
Tritare finemente il cipollotto, farlo rosolare con un filo di olio d’oliva , poi aggiungere un po’ di brodo vegetale sino a farlo diventare morbido ; a questo punto aggiungete i cubetti fateli ben rosolare , aggiungete gradualmente del brodo e portate la zucca a cottura . Frullate la zucca con frullatore ad immersione, ottenendo così una morbida crema. Tenete da parte in caldo.
 
Fate sciogliere in una padella 10 gr. di burro ; tagliate a striscioline le fettine di petuccia e fatele appena scaldare nel burro .
 
Nel frattempo, spezzettate con le mani le foglie di salvia (non adoperate un coltello, poiché le foglie anneriscono al contatto con l’aria) e ponetele in una padella antiaderente nella quale intanto state scaldando 30 gr. burro; lasciate profumare il burro per pochi minuti (il burro deve schiumare leggermente) e spegnete il fuoco.
Fate cuocere gli gnocchi per 2 minuti , in abbondante acqua salate , scolateli e fateli saltare velocemente  nel burro aromatizzato alla salvia.
 
Presentazione piatto: versare sul piatto mezzo mestolo di crema di zucca , depositate al centro alcune striscioline di pettuccia , posizionate sopra gli gnocchi al burro e salvia e terminate con altre striscioline di petuccia . Decorate con uno stelo di erba cipollina.
 
Vino consigliato : Sauvignon Tenuta Luisa


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domenica 11 ottobre 2015

Cous cous con verdure e pollo



280 g di cous cous integrale
320 ml. di acqua
370 gr . di petto di pollo
2 carote
1 peperone rosso
1 peperone giallo
1/2 cipolla di Tropea
1/2 cucchiaino di curcuma
1 foglia di alloro
1/4 di limone
sale fino q.b.
pepe bianco q.b.
olio extra vergine di oliva

Il cous cous alle verdure e pollo , è un piatto unico veloce e facile da preparare, ma in grado di conquistare anche i palati più difficili . Per velocizzare la ricetta ho usato del  cous cous precotto, che è solo da deidratare e da condire, una operazione che richiede al massimo una decina di minuti. 

Procedimento : tagliate il petto di pollo a cubetti inseritelo in una ciotola assieme allo spicchio d'aglio ( diviso in tre parti ) la foglia di alloro spezzetata , il succo del limone , sale , pepe e olio extra vergine di oliva, mescolate bene , coprite la ciotola con un film trasparente e lasciare riposare in frigo per 30 minuti . 
 Raschiate le carote, tagliate le 2 estremità e riducete le carote a cubetti. Sbucciate la cipolla . Lavate i peperoni, togliete loro il picciolo, i filamenti bianchi interni, i semi e tagliate quindi anche i peperoni a cubetti. 
Tritate la cipolla a piccoli cubetti fatela rosolare con un po’ di olio in una padella , aggiungete poi le carote, i peperoni e fate cuocere per una ventina di minuti. 
In una padella a parte fate saltare velocemente il pollo, eliminate le fettine di aglio e l'alloro e incorporatelo alla padella con le verdure, mescolate , coprite e tenete in caldo. 
 Portate a ebollizione l’acqua in una pentola capiente, aggiungete la curcuma e salate. Spegnete il fuoco, versate 4 cucchiai di olio extravergine di oliva e il cous cous. Mescolate con cura cercando di sgranare i chicchi di cous cous, coprite con un coperchio e lasciate riposare per 5 minuti.
Mescolate nuovamente sgranando il cous cous aiutandovi con un filo di olio extra vergine di oliva e trasferitelo in un piatto da portata cercando di dargli una forma conica.
Fate un buco al centro del cono e versatevi dentro il condimento caldo di carne e verdure , quindi servite. 

Vino consigliato : Inzolia Cantine Settesoli






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mercoledì 30 settembre 2015

La pinza di nonna Ermenegilda



Ho accolto con molto piacere l’invito del contest rivoltami da Cucina Semplicemente in collaborazione con i Grandi Molini Italiani , con tematica principale rivolta alla tradizione casalinga : ovvero I lievitati della nonna, recupero dei saperi e dei sapori di un tempo.
 
Quando si parla di ricette della tradizione casalinga e di lievitati legati ai ricordi della nonna , la prima ricetta che mi viene in mente è la Pinza dell’Epifania.
Ricordo che ero piccina , mi sedevo accanto a nonna Ermenegilda e ascoltavo con molto interesse tutti suoi racconti e tutte le sue ricette .
La pinza è un dolce molto antico , sembra che la sua origine risalga al oltre duemila anni fa e a diffonderlo sono stati i primi cristiani. Poco dopo la resurrezione del Signore, quando cominciarono a formarsi i primi gruppi di cristiani, i loro componenti si incontravano ogni domenica e le feste più importanti erano legate ai principali avvenimenti della vita di Gesù. Ecco allora le grandi feste di Natale, di Pasqua, della discesa dello Spirito Santo , tutte feste legate a cerimonie particolari.
A Natale i primi cristiani portavano nelle chiese del pane dolce. Si trattava di grandi pani confezionati con  farine di più cereali , addolciti con granelli di uva passa, pezzi di frutta e semi aromatici . Venivano portati in chiesa per la Messa di Natale per essere benedetti e poi venivano donati alle autorità, ai sacerdoti, ai parenti. E il giorno di Natale nelle case dei cristiani si mangiava il pane dolce, che era molto simile a questa nostra pinza .
 
Questa tradizione è tuttora presente in tutta Italia anche se i pani dolci sono diversi da zona a zona . In tutto il Veneto e in parte del Friuli il dolce che trae origine dall’antico pan dolce è appunto la pinza. La pinza nella nostra famiglia non ero solo il dolce legato all’epifania , ma un vero rito da accompagnare al falo’    ( casera nella mia zona ).  
 
Sembra che l’usanza del falò risalga a riti pre-cristiani: i Celti infatti accendevano dei fuochi per ingraziarsi la divinità relativa e bruciavano un fantoccio rappresentante il passato. Rimasta intatta come rituale da svolgersi nella vigilia dell'Epifania, ancor oggi la fiamma simboleggia la speranza e la forza di bruciare il vecchio (non a caso si può bruciare la "vecchia" posta sopra la pira di legna) e la direzione delle scintille viene letta come presagio per il futuro se le faive le va a matìna, ciòl su'l sàc e và a farina; se le faive le va a sera pàn e poènta a pièn caliera ("se le faville vanno a oriente, prendi il sacco e va a farina; se le faville vanno a occidente, pane e calderone pieno di polenta.
 
Ogni anno, mentre il fuoco ardeva, gli abitanti del vicinato cantavano degli inni propiziatori per l’anno in corso : e pan e vin – la pinza soto el camìn – i fasjoi par i pori fioi – e pan e vin – poenta e figadei par i nostri putei – capon par i paroni – tabacco ai tabacconi – e vin ai imbriagoni – e pan e vin – ecc.

Traduzione : pane e vino – la pinza sotto il camino – fagioli per i figli – polenta e salsicce ( i figadei sono le salsicce con il fegato) per i nostri bambini - cappone per i padroni - tabacco per i tabacconi e vino per gli ubriaconi, ecc.

Venivano poi citati i nomi delle ragazze in cerca di marito e si chiedevano tanti fidanzati per loro.
  
Nei racconti di nonna relativi alla pinza ricorreva spesso il numero “sette “. Per far la festa ci vogliono sette pinze” . Mangiare sette pinze è un modo di dire che nasce da un’usanza antica della mia zona,  si dice che porti fortuna.
Una volta, quando il “ Falo” detto anche “ Casera “ e “ Pan e Vin "  si faceva in ogni casa contadina, i giovanotti in età di prender moglie ma che ancora non avevano trovato la ragazza con cui fidanzarsi, andavano ad assistere al fuoco e a cantare in coro in sette case diverse, mangiando in ciascuna una fetta di pinza con le persone di quella famiglia. Si presumeva che in una delle sette case visitate quegli scapoli avrebbero sicuramente trovato la ragazza da sposare. Fino a poco dopo la metà del secolo scorso nelle nostre case di campagna ogni famiglia aveva tanti figli, anche dieci e più, per cui c’erano ovunque ragazze da marito e la sera della “ Casera” era la più indicata per girare per le case e conoscere le ragazze da marito.

Questa è una foto della mia famiglia paterna, scattata ad Annone Veneto (VE ) nel 1942 ; foto  a cui sono particolarmente legata :


Il nonno Girolamo, la nonna Ermenegilda e i loro 13 figli . Papà è il terzo in basso da sinistra . Particolare curioso, lo zio Ruggero era al fronte quindi per non sfalsare il numero dei componenti la famiglia, un vicino di casa si è prestato a farsi fotografare, è il primo in alto a destra .
 
Un' altra antica credenza popolare della mia zona dice che la pinza porti una  grande fortuna alle ragazze che intendono maritarsi ; per poter usufruire di questa fortuna, bisogna che le ragazze il giorno della befana, vadano a mangiare un pezzetto di questo dolce in 7 case diverse, si dice che il risultato è garantito.
 Sempre per questa credenza, un pezzetto di questo dolce veniva avvolto su di un tovagliolo di lino bianco e conservato anche per mesi.
La mia zia Palmira era venuta improvvisamente a mancare pochi giorni dopo la befana e le sue sorelle dopo 4 mesi dalla sua morte , hanno trovato il suo pezzetto di pinza avvolto nel tovagliolo bianco : era ancora intatto e perfettamente conservato.

La nonna Ermenegilda era nata in provincia di Pordenone , si era poi trasferita in provincia di Treviso ed aveva vissuto gran parte della sua vita ad Annone Veneto ; mi raccontava che la sua ricetta della pinza era frutto delle conoscenze che aveva acquisito nei vari luoghi dove aveva vissuto. Ogni famiglia aveva la sua ricetta segreta che ogni donna tramandava a figlie e nuore.
 
La "pinza" è senz'altro uno dei dolci più antichi della cucina veneta, ne esistono di diversi tipi, ma tutte hanno come base la farina di mais e la farina 00 ( farina de fior ).
Essendo un dolce povero molto spesso gli ingredienti variavano in base alla disponibilità della dispensa.
Un tempo la pinza veniva cotta sulle braci e coperta con delle foglie di verza perché non si bruciasse durante la cottura.
La ricetta che vi presento ora è quella di nonna Ermenegilda , io ho fatto alcune piccole modifiche, ho sostituito le noci con le mandorle ed ho aggiunto dello zucchero a velo e il mio tocco personale.
 
La nonna si raccomandava : la vera pinza deve essere poco dolce ed avere “ pochi oci” , cioè una fetta di pinza quando la guardi si devono vedere all'interno solo pochi pezzetti di frutta secca .
Il vero segreto per ottenere una buona pinza è la zucca che deve essere di buona qualità, meglio se si tratta di una zucca barucca ( zucca marina di Chioggia ) e di grandi dimensioni.

Ingredienti:

520 gr. di farina Frumenta tipo 1 GMI
150 gr. di uva passa
150 gr. di fichi secchi
I cucchiaio da tè di semi di finocchio
1 piccola mela
½ cubetto di lievito
½ limone
 ½ arancia
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaino di sale
5 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di grappa
150 gr. di burro
100 ml di olio di semi di mais
500 ml di latte
1 fetta di zucca ( circa 380 g
1 foglia di alloro
75 gr. di farina di mais precotta
1 cucchiaio di mandorle tritate grossolanamente
zucchero a velo a piacere

Per il mio tocco personale :
150 ml. di vino moscato
1 cucchiaio di miele d’acacia

Procedimento : in una terrina far sciogliere il lievito con 120 ml di latte tiepido, 1 cucchiaino di sale e 1 cucchiaio di zucchero, aggiungere circa 70 gr. di farina e un goccio d’olio, coprire con un canovaccio e lasciar riposare per circa 1 ora .
Versare in una scodella 150 ml di latte tiepido, aggiungere l’uva passa, i fichi secchi tagliati a fettine, le mandorle tritate e i semi di finocchio e lasciar riposare per circa ½ ora.
Tagliare la zucca a cubotti , avvolgerla in un pezzo di carta alluminio assieme ad una foglia di alloro e farla cuocere in forno . Una volta cotta la zucca eliminate la buccia e raccogliete la polpa in un piatto, schiacciatela con una forchetta per ottenere una simil purea.
Sbucciare e tagliare a fettine sottili la mela, disporre le fettine di mela su di un piatto, coprirle con il succo di ½ limone e un po’ di zucchero.

A questo punto prendere l’impasto di lievito, aggiungere la scodella con la frutta secca ammollata nel latte, la polpa di zucca, il succo e la buccia grattugiata di mezza arancia, un cucchiaio di grappa ,  aggiungere le fettine di mela e per ultimo lo zucchero rimanente.
 
Far bollire il latte rimanente con dentro la buccia di limone (aggiungere anche un po’ d’acqua ). Togliere la buccia di limone, versare la farina di mais precotta, il miele e un goccio d’olio mescolare per alcuni minuti ottenendo così una polentina morbida e lasciarla intiepidire. Riprendere l’impasto della pinza, versare la polenta , il burro sciolto e l’olio rimanente ed impastare con la farina rimanente.



Trasferire l’impasto in una teglia 32x24 mm. foderata con carta forno , livellare l’impasto con le mani ed infornare per circa 35-40 minuti a 180° ( consiglio di coprire la pinza con della carta alluminio per i primi 15 minuti ) . Per verificare il punto di cottura fate la prova con lo stecchino .
Una volta cotta estraete la pinza dal forno e fatela raffreddare .
 
Fate scaldare in un pentolino il vino moscato , appena è caldo stemperate 1 cucchiaio di miele , portate a bollore , poi spegnete il fuoco e fate intiepidire, otterrete un vino moscato composto  che  andrà ad arricchire i profumi e gli aromi della pinza .
Questo è il mio tocco personale , ispirato al vin brulè che viene solitamente abbinato alla pinza dell’epifania.
 
Presentazione :
distribuire sul fondo del piatto alcune gocce di vino moscato composto, depositare sopra la fettina di pinza e spolveratela con uno strato leggero di zucchero a velo.


Abbinamento consigliato : moscato Fior d'Arancio DOCG Colli Euganei

Ricordi della mia infanzia : quando ero bambina, ed abitavo in campagna, tutto il vicinato si riuniva in una famiglia, si accendeva la casera, subito dopo la benedizione dell'acqua in chiesa , si mangiava un pezzettino di pinza , poi si faceva il giro ( si accendevano le casere ) di tutte le altre famiglie del vicinato, e alla fine si decretava la massaia che per quell'anno aveva preparato la pinza più buona . Non c’era nessun premio in palio , solo la soddisfazione di aver preparato la pinza più buona dell’anno.
E’ uno dei ricordi più belli della mia infanzia .

Ed ora vi posto questo video che  ho visto di recente su TPN , ringrazio di direttore Gigi di Meo  per averlo proposto e per la collaborazione.
Un documento storico che ci ricorda com’era dura la vita al tempo dei nostri nonni nella campagne venete .



I sottotitoli sono in dialetto veneto, ma le immagini sono eloquenti e parlano da sole.

Con questa ricetta partecipo al contest indetto da Cucina Semplicemente in collaborazione con Grandi Molini Italiani



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lunedì 21 settembre 2015

Nutella Icecream, il gusto dell'estate 2015



La Nutella , tutti la conoscono e molti la adorano . Sin da quando ero piccina ho sempre avuto una vera passione per la nutella, diciamo che lei fa parte dei dolci ricordi della mia infanzia .
 
Nutella è il nome commerciale italiano di una crema gianduia al sapore di cacao e nocciole. Il primo vaso di Nutella uscì dalla fabbrica piemontese Ferrero di Alba ( Cuneo ) il 20 aprile del 1964.
 
Il prodotto ebbe successo istantaneo, in Italia e non solo .
 
In molte nazioni europee oggi, la crema cioccolato non è solamente un alimento o una golosità, bensì un consolidato fenomeno di costume.
 
Nel corso degli anni e con il mutare dei tempi e delle mode, ricetta, confezione e l'apprezzamento del pubblico di Nutella sono rimasti invariati.
 
Questa crema nel corso degli anni ha ispirato registi, giornalisti e cantautori . Su di essa sono addirittura stati scritti saggi riferiti al costume italiano , in particolare cito "Nutella un mito italiano" del giornalista Gigi Padovani, edito da Rizzoli nel 2004 .

Ed ora vi parlo della novità , il Gruppo Ferrero ha pensato di regalare dei momenti di golosità con un nuovo prodotto, la Nutella icecream: il vero gelato Nutella , inconfondibile e irresistibile .

Nel suo gusto trovi tutta la freschezza del gelato, unita alla bontà insuperabile della nutella. Un gelato che ti conquista al primo assaggio. Un prodotto  innovativo , per me il gusto dell'estate 2015.


Un gelato inimitabile, fresco e adatto a tutti i momenti della quotidianità. Nutella ci accompagna: durante la pausa del pomeriggio, dopo cena oppure la mattina per affrontare con energia la giornata lavorativa .

Tutti i prodotti Ferrero nascono da un prezioso patrimonio di conoscenze e sono il frutto dell'incontro tra passato e futuro, tradizione ed innovazione: ecco perché Ferrero conosce alla perfezione l'arte dolciaria e, attingendo da questa grande esperienza, nasce ‘Nutella Professional line®’, dedicato ai professionisti artigianali, affinché possano esprimere al meglio il proprio talento e la propria creatività nelle preparazioni di gelateria.
Grazie a una speciale formulazione, si è così arrivati alla creazione  di un innovativo prodotto da utilizzare per produrre il gelato, per farne una mousse per torte e per i semifreddi.

E voi non l'avete ancora provato ? Venite ad assaggiare il gusto dell’estate.
Anche quest'anno il Nutella Icecream attraversa l'Italia insieme al Gelato Festival 2015!

Al Gelato Festival vi aspetta uno stand tutto dedicato al gelato artigianale al vero gusto di Nutella. Scoprite qui le tappe più vicine a voi e venite a gustare il vero gelato al gusto di Nutella .


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domenica 13 settembre 2015

Pappardelle con melanzane, pomodoro e ricotta salata



Oggi vi insegno come preparare una gustosa pasta con la ricotta salata , melanzane e pomodoro .
Un piatto semplice , veloce da preparare e molto saporito, che accontenterà anche i palati più esigenti.

Ingredienti per 4 persone :

280 gr. di pappardelle alll'uovo
2 melanzane tonde di medie dimensioni
1 pomodoro a cuor di bue maturo
ricotta salata q.b.
1 foglia di alloro
1 spicchio d'aglio
prezzemolo q.b.
sale fino
pepe nero
olio extra vergine di oliva

Procedimento : lavate e mondate con cura le verdure . Sbucciate il pomodoro, eliminate i semi , tagliatelo a cubetti . 
Ponete i cubetti di pomodoro a scolare in in um colino . Tagliate le melanzane a cubetti . 
 
Scaldate una padella con la giusta quantità di olio extra vergine di oliva, lo spicchio d'aglio e la foglia di alloro ;  quando l'olio è ben caldo, aggiungete i cubetti di melanzane e fateli cuocere per alcuni minuti, girandoli spesso , sino a quando saranno ben rosolati . A questo punto incorporate la concassè di pomodoro, mescolate di tanto in ganto sino a quando le melanzane saranno morbide e la salsa si sarà addensata . Aggiustate di sale e pepe . 
Fate cuocere le pappardelle in abbondante acqua salata , scolatele al dente e fatele saltare nel sugo di melanzane sino a far ottenere alla pasta una consistenza cremosa .

Presentazione del piatto : porre al centro del piatto un nido di pappardelle alle melanzane, aggiungete abbondante ricotta salata , una spolverata di prezzemolo tritato e terminate con un filo di olio extra vergine di oliva.

Vino consigliato: Alto Adige Pinot Nero







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martedì 8 settembre 2015

Biscotti con cuore di composta biologica di goji e cioccolato bianco



Oggi vi presento dei biscotti sani e gustosi per la merenda , ideali   da abbinare al te del pomeriggio. Sono realizzati con una frolla all’olio e allo yogurt, sono farciti con un sottile strato di cioccolato bianco e con della composta biologica di goji.

Ingredienti per 4 crostatine :

230 gr. di farina 00
composta biologica di goji Victum Cafè q.b
1 uovo bio
50 ml. di olio extra vergine di oliva
70 ml. di yogurt alla vaniglia
70 gr. di cioccolato bianco
6 gr. di lievito per dolci
la punta di un cucchiaino di buccia grattugiata di limone
1 pizzico di sale
80 gr. di zucchero
zucchero a velo q.b.



Preparazione: mescolate la farina con il lievito , disponete la farina a fontana, versate nel centro l'uovo , lo zucchero, un pizzico di sale, la buccia di limone , l'olio d'oliva e lo yogurt . Impastate velocemente il tutto, e lavoratelo brevemente a mano in modo da formare un impasto liscio e omogeneo poi date alla pasta la forma di un panetto, avvolgetelo nella pellicola per alimenti e lasciatelo riposare in frigo per un'ora.
 
Questi biscotti, sono formati da due sagome di forma uguale e sovrapposte, la marmellata funge da ripieno e da “collante”; la sagoma superiore dovrà essere ulteriormente incisa con uno stampino a cuore per fare affiorare la marmellata in superficie. Serviranno quindi due stampini,  uno a forma circolare dentata Ø 8 cm, e uno più piccolo a cuore.
 
Trascorso il lasso di tempo indicato sopra , stendere l'impasto su di una superficie infarinata con il mattarello, ( portandolo allo spessore di circa 3 mm. ) e con la stampino rotondo ricavate tanti dischi di pasta frolla .
Incidete metà di questi dischi con lo stampino a cuore.
Disponete tutti i biscotti su una teglia foderata con carta forno e infornateli a 180° per circa 15-20 minuti. I biscotti non dovranno scurirsi, ma solo colorirsi lievemente.
 
Nel frattempo fate sciogliere a bagno maria il cioccolato bianco e spennellate con un pennello da cucina i biscotti a forma rotonda , lasciateli asciugare per alcuni minuti, poi farciteli con un cucchiaino di marmellata, livellateli con una spatolina arrivando sino quasi al bordo; sovrapponete quindi la formina incisa a cuore e premete leggermente , lasciateli riposare i biscotti per una decina di minuti , poi spolverateli con una piccola quantità di zucchero a velo.

Ho realizzato questa ricetta grazie all'ausilio di alcuni prodotti che potete trovare nello store :


HIGH QUALITY FOOD:
LE ECCELLENZE ENOGASTRONOMICHE
D’ITALIA SI TROVANO DA VICTUM A MILANO

Dalla colazione all’aperitivo, tutti i migliori prodotti artigianali di ogni regione dalla Puglia, con il pane di Altamura e la tipica burrata, alla Toscana, con il migliore olio extravergine con spremitura a freddo e basso tasso di acidità. E poi la Campania con la mozzarella di bufala e i pomodori di Capaccio, la Sicilia con il pesto senza aglio e i salumi e formaggi artigianali, rigorosamente senza conservanti, provenienti dalle diverse regioni tipiche italiane di produzione.
I vini e gli spumanti sono prodotti da piccole cantine accuratamente selezionate con vitigni esclusivamente italiani.
Viaggiare mangiando si può da Victum, lo store nel centro di Milano dove la qualità e la genuinità dei migliori prodotti selezionati per ogni regione d’Italia, si incontrano a tavola.

Victum Cafè a Milano non è solo uno store dove si possono trovare prodotti d’eccellenza ; è anche un luogo elegante e dal design curato, un locale adatto per ogni occasione. Dalla colazione all’aperitivo, dal pranzo alla cena, passando per l’ora del tè: menu adatti a tutte le ore .
 

Potete passare da Victum Cafè a qualsiasi ora ed uscire sempre contenti; per la colazione con brioche fresche, miele e marmellate, per il pranzo e la cena con due chef professionisti che si alternano nella preparazione del menu attingendo all’offerta del banco vendita, oppure per l’happy hour rinforzato che, con 12 euro, soddisfa la curiosità e l’appetito dei palati più ricercati .

Per ulteriori info :

Victum Café Piazza Tricolore, angolo via Premuda, Milano
Tel. +39 02 76023263
info@victum.it
www.victum.it
Tipo di cucina: mediterranea
Chiusura settimanale: domenica pomeriggio
Orari: 8/22
Coperti: 50
I prezzi: 10/25 €

 Con questa ricetta partecipo al contest "Di cucina in cucina" di Barbara di Settembre-Ottobre 2015, intitolato "I Lievitati da Colazione" e ospitato dal blog La passione di Laura


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